Our Family Rules

Dicevo di avere qualche perplessità sul blog dedicato ad un’idea libertaria di scuola di cui anna ha inserito il link. Ok, chiaramente il nome è d’effetto: “scuola libertaria”. Libertà. Bellissima idea, bellissima parola. Chi può essere “contro”? Nemmeno io, dai… infatti penso che ci tornerò perché gli spunti che ho trovato sono tantissimi.
Per ora, ho solo sbirciato per capire di cosa si trattasse in sostanza.
Perché le idee e le parole sono una cosa, la sostanza, a volte, è un’altra. In teoria si tratta di un’idea di scuola dove i ragazzi sono liberi di fare ciò che vogliono. Ho già parlato (e poi mi si dice che non parlo mai bene di niente) di un libro che mi era molto piaciuto: “Etica per un figlio” di Savater che dice (ipoteticamente a suo figlio, ma anche ad un adolescente in genere) esattamente questo: “Fa’ ciò che vuoi” ossia “Fa’ ciò che davvero credi intimamente giusto fare”.
Anche la Montessori sostiene che dando ai bambini (ragazzi) la possibilità di lavorare con attività di libera scelta non si vada verso il caos, ma verso l’interiorizzazione dell’ordine. La Montessori però opera all’interno di un ambiente preparato e le giornate (almeno nelle sue originarie intenzioni) sono strutturate seguendo dei ritmi. Similmente, il metodo waldorf pone grande enfasi sulla ritmicità e sulla preparazione dell’ambiente, seguendo il presupposto che i bambini (ragazzi) si adeguino spontaneamente a questi ritmi perché è quello di cui hanno bisogno. Questo in teoria.
In pratica, non mi è mai capitato di osservare, ma vorrei sapere cosa succede se un bambino invece, assolutamente si rifiuta. Nel senso che anche nell’asilo e nella scuola dei miei figli le attività sono scandite da ritmi, canzoni o dal suono della campanella. La maggior parte dei bambini spontaneamente si adatta. Altri, no. Non essendomi però capitato personalmente di avere un figlio che assolutamente non si adatta (temevo che la Minica non volesse dormire al nido o che il Minichino crollasse alla scuola dell’infanzia, invece no) non so esattamente cosa succeda. Mi sembra che siano tolleranti con i bisogni fisiologici, quindi se capita che un bambino si addormenti, viene depositato sui divanetti dell’angolo lettura. Sono invece meno tolleranti con le regole sociali: non disturbare la lezione, aspettare il proprio turno, alzare la mano per intervenire. La punizione per aver contravvenuto consiste nel non partecipare ai giochi dei compagni durante le ricreazioni anche se non mi sono chiare le modalità. La Minica, ebbene sì, è stata “finalmente” in punizione; “finalmente” perché dopo essere passata indenne alla scuola dell’infanzia temevo questo momento come la peste. La dinamica del fattaccio non mi è stata chiarita né dall’insegnante (che non era presente) né dalla Minica (che si rifiuta di parlarne perché “la rattrista”). Pare che sia stata testimone o complice di due bambine che hanno pasticciato coi dentifrici/spazzolini loro o dei compagni e, colta sul fatto, abbia cercato di incolpare delle alunne di un’altra classe per discolparsi o non accusare le compagne per solidarietà o paura di ritorsioni. Messa a confronto con le presunte colpevoli ha ritrattato ed è stata quindi messa in punizione, ossia è rimasta a leggere una storia seduta sulla panchina con la maestra anziché giocare coi compagni, il che le è sembrato pure piacevole.
Giusto per fare del terrorismo sulla scuola privata, ho recentemente saputo che una coetanea della Minica, frequentante un’esclusiva scuola internazionale, a sei anni compiuti si faceva spesso la pipì addosso poiché non la facevano uscire dalla classe se non lo chiedeva in Inglese.
Ribadisco che a me sembra opportuno che la scuola abbia delle regole per gestire la convivenza e la sicurezza di chi la frequenta e mi lascia perplessa l’invito di quell’insegnante a “disobbedire” per partecipare ad un’attività che lo aveva incuriosito. Una cosa molto diversa da quel “fa’ ciò che vuoi” di cui avevo parlato. La risposta frettolosa dell’alunno “altrimenti la prof si arrabbia” mi è sembrata perfettamente comprensibile per un alunno delle medie; a voi sarebbe sembrato più realistico che si dilungasse a parlare di responsabilità nei suoi confronti, di reciproca fiducia o chissacchè? Spero naturalmente che il suo comportamento sarebbe stato diverso se avesse trovato un compagno colto da un malore nel corridoio o in qualche altra situazione in cui la cosa “giusta”  da fare non fosse andare in bagno e tornarsene al più presto in classe.
Ma, al di là di quel che succede a scuola, mi sembra che il sistema vada in tilt anche fuori.
Da tempo osservo il gruppetto di bambini che mal si adatta alle regole, sia singolarmente sia in abbinata (non fanno generalmente gruppetto a sé, a parte due; mal si adattano ognuno per conto suo), al di fuori dall’ambiente scolastico, in varie situazioni: in casa e all’aperto, coi miei figli o in gruppo più numeroso, a casa mia, a casa loro o altrove. In alcuni casi ci sono degli aspetti ricorrenti: il parlare a volume molto alto, un’elevata motricità che a volte degenera in atti aggressivi oppure maldestri, la smania di protagonismo e l’incapacità di adeguarsi anche quando le “regole” sono semplicemente quelle dello stare insieme senza farsi male.
Ed ho notato che questi aspetti, assieme ad altri meno ricorrenti, come ad esempio un genitore particolarmente interventista, contravvenivano alle nostre regole familiari, che fanno, spero bella, mostra di sé su un lato del frigorifero:

L’idea mi era venuta molto tempo fa, avendo visto queste (esistono anche in versione marriage rules, qui, qui e qui a vario grado di condivisibilità), anche se all’epoca non ne condividevo la maggior parte; mi sono ispirata ad “help your brother (only if he really needs it)” per la più generica “Aiutiamo chi ce lo chiede, rispettiamo chi non lo fa” e, adesso che le rivedo, ripescherei “Share everything (except bad ideas) che non ha ancora una formulazione migliore di “di tuo hai solo le mutande”, pertanto non ancora ufficializzata e preferisco la formulazione “say nice words, ignore bad words” alla nostra “parliamo con educazione e cortesia”.
La differenza rispetto alla mia fonte di ispirazione è che le nostre sono più mobili ed alle originali tre se ne sono aggiunte e se ne aggiungeranno altre se ci sembrano valide; inoltre sono davvero “Family Rules”, quindi valgono per tutti i componenti (con l’esclusione del gatto) e sono apparentemente meno specifiche; in realtà “rispetta il lavoro degli altri” può valere per “bless your food”, “clean up your mess” (che altrimenti diventa my mess), ma anche per svariate altre cose tra cui il riconoscimento e l’apprezzamento per le attività di ciascuno, dall’impegno professionale fuori casa alla pittura a dita, glob, dentro.
E se non si è capito, questa conta come modest proposal.

P.S. Visto come sto bene con quella gonnellona lunga? Quasi una dea…

Categories: abbracciare il minichino, abbracciare la minica, cercare quello che non ho perso, dar da mangiare al gatto, fare pasticci, portare la minica a scuola, sbaciucchiare l udt | 13 commenti

Post navigation

13 risposte a “Our Family Rules

  1. anna

    mia dea dalle tette enormi e nudiste (cosi’ come devono essere le vere deee non segaligne e guidatrici), io a leggere il blog che ho riportato son rabbrividita piu’ di una volta! ridico, per chi si fosse perso il commento di la’, che io volevo segnalare il video della scuola di kiskanu, in cui non lavora l’insegnante che scrive il blog. poi, certo, alcune riflessionimi hanno colpito, non ho letto tutto ma, ad esempio, un discorso sull’uso delle righe nei quaderni mi ha risvegliato pensieri che avevo fatto da studente(ssa? ah, tutti i tuoi battibecchi mi ricordo e amo..) e mi ero scordata da mamma.ora ci rifaccio un giro, sul blog, anzi.
    noi non abbiamo regole scritte, non ho mai voluto, non corrisponde alla mia idea di casa e famiglia. certo che si dovrebbe parlare con gentilezza, sempre, ma le urla e le sgarberie son perdonate, perche’ ci vogliamo bene. se fossero una regola dovrei, domand che nasce dalla mia rigidita’, fare cosa una volta che venissero violate? emiliano poi, e’ rigidissimo e son sicura ri rattristerebbe troppo se capisse di non rispettare una regola SCRITTA. posso solo riconfermare, anche, che i ritmi waldorf erano ben accetti da tutti, ogni bambino a suo modo e coi propri tempi, senza “no” e senza punizioni. che solo a sentire la minica che non gioca mi prudono le mani. questa del non fare la ricreazione va di moda anche qua. ma dico, gia’ un bambino si agita e non riesce a stare 5/6 ore seduto, gli togli anche i 15 minuti di corsa e sfogo? se succede a mio figlio mi trasformo nella mamma terribile che fa piazzate alla direttrice, giuro (e giuro di non averlo mai fatto nonostante ne abbia viste di tutti i colori). i bambini che non si adattano a scuola vengono piegati, alle regole e al loro ruolo di “difficili”, lo osservo ogni giorno, e alla fine rispondono, come sempre, come dicono montessori steiner e malagutti e pure mia nonna, accontentando: essendo tremendi, dentro e fuori la scuola.

    • Non per niente si tratta di regole sufficientemente vaghe e che si prestano a molteplici interpretazioni, altrimenti si incorrerebbe nel controsenso che ricordavi tu. Che succede se vengono violate? Vengono semplicemente ricordate, “without reward or punishment”.
      Avrai notato che sono tutte scritte in “comunicazione assertiva plurale” e di solito funziona, però ripeto, spero sia il prodotto di anni e anni di tentativi e non frutto del caso.
      Anch’io sono perplessa sulla soppressione della ricreazione, anche se in fondo si è risolta in un momento di riflessione. Vengo proprio adesso dal colloquio con la maestra, che mi ha confermato un atteggiamento inclusivo nei confronti di questi bambini (che non sono nati ieri, ma arrivano da tre anni di scuola dell’infanzia ed atrettanti di nonni/nido/mamma).
      Colgo l’occasione per dire, se non l’ho già fatto, che sono molto contenta della scuola. E la Minica anche.

  2. anna

    certo che la minica e’ contenta, da quel che ho letto di lei nel tuo blog era la candidata ideale, e lo dico senza nessuna “cattiveria”. ma sono davvero tanti i bambini che non lo sono e loro? e quanti quelli che a non fare la ricreazione sono felici di leggere? tu riscontri un atteggiamento inclusivo, bene,io no. e riscontro un sacco di bugie dei maestri e di atteggiamenti falsissimi che avrebbero ingannato anche me. e lo stesso mi dicono amici/colleghi insegnanti. questo si che lo dico per mettere la pulce nell’orecchio. sento toni e parole inaccettabili, che non avrei immaginato mai e poi mai, vedo bambini messi in corridoio trascinandoli per un braccio. e anche, ciliegina, un fiorire di stereotipi sessisti per cui gli agitati, disordinati, aggressivi son sempre i maschi.
    scusate, sono in una giornata no che piu’ non non si puo’.

  3. Eggià, davvero una giornataccia, direi.
    Prima di risponderti devo fare un’ulteriore precisazione su violazione delle regole e punizioni. Quello che io mi prefiggo è l’interiorizzazione delle regole, ossia la consapevolezza che le regole generalmente servono a qualcosa e si rispettano per migliorare la vita propria e degli altri e non per paura di multe/punizioni e rimproveri. Purtroppo in molti casi l’abbondanza di regole volte solo a scaricare responsabilità o che vengono costantemente ed impunemente disattese non aiuta. Ho fatto l’esempio, positivo, del divieto di fumo nei locali pubblici (e a sorpresa, per la seconda volta melanele è d’accordo con me… da non crederci!): dopo un po’ di proteste iniziali, soprattutto da parte dei proprietari che temevano, immagino, di perdere parte della clientela o di non riuscire a farlo rispettare incorrendo in sanzioni, non mi è mai capitato di vederlo violato, né tantomeno sanzionato. Mi chiedo se essendoci molti non fumatori soddisfatti di questo divieto ci sia l’effetto del controllore diffuso o se anche i fumatori abbiano interiorizzato. Le salette riservate ai fumatori, le poche che mi è capitato di vedere, sono sempre vuote ed anche all’aperto non si fuma poi molto.
    Perché non si riesce ad interiorizzare allo stesso modo, ad esempio, anche il codice della strada?

    Nel nostro caso (immagino che quell’”invece” fosse riferito alla tua situazione, non ad una diversa interpretazione della mia), le bambine battono i bambini 3 a 2 ed anche alla scuola dell’infanzia erano variamente distribuiti. Non saprei come chiamarli, volendo usare un termine che non abbia una connotazione negativa, anche perché ci sono quelli più fisici, quelli più svagati, quelli più bulletti, come sono pure molto diversificati i background familiari, il grado di accettazione del gruppo ed il mero rendimento scolastico Sono solo descrizioni estremamente sintetiche di qual è il motivo principale per cui alcuni bambini mostrano insofferenza. Credo però che se ci fossero stati episodi tipo quelli che descrivi, la mia webcam con la coda me li avrebbe sicuramente riportati, come mi riversa tutto il resto. Magari alla Minica ha addirittura fatto piacere che la maestra le dedicasse del tempo in esclusiva e ad altri meno, ma la reputo una soluzione migliore di scrivere frasi sul quaderno o – anche questa ho sentito – dare come punizione compiti in un’altra materia.
    In fondo anch’io quando c’è una questione da dirimere mi dedico a chi ha torto; l’altro ha già la ragione dalla sua.
    Nell’episodio che ho citato (e di cui erano co-protagoniste due delle bambine di cui sopra, molto più sgamate, grandi e socialmente ambite della Minica, per cui non escludo che ci possano essere state anche altre componenti) la maestra mi ha chiaramente detto che la punizione non era relativa al fatto che avessero manomesso gli spazzolini altrui (che già… io cerco di mettermi nei panni dei bambini – e dei genitori di bambini – che mostrano insofferenza, ma anche di quelli degli altri: non mi avrebbe fatto particolarmente piacere che qualcuno avesse giocato, fatto cadere, pulito la tazza del cesso con lo spazzolino di mio figlio) ma all’aver cercato di addossare la colpa su degli estranei innocenti.
    E comunque no, io non ero affatto sicura che la Minica ipersensibile e molto spaventata dalle verifiche e dalle punizioni anche altrui si trovasse bene. Invece il clima generale è molto più giocoso e coinvolgente e vedo lei molto più serena rispetto agli anni scorsi, non c’è stata la crisi novembrina e c’è grande entusiasmo.
    Non posso che augurarmi che continui così.

  4. anna

    sara’ che in grecia fumano tutti nei locali pubblici. sara’ che per locali pubblici intendo anche gli ospedali. sara’ che al bar del paese di mia suocera in bagno ci sono solo gli orinatoi per farla in piedi. sara’ che so, con orrore, che mio figlio va alla scuola migliore sulla piazza. e sara’pure che le giornate pessime si sommano, oggi dovrei astenermi.
    ma ci tengo a spiegare cosa intendevo rispetto alla minica, che a debita distanza blogghesca amo molto. una bambina, all’asilo, spugna silenziosa, gentile, che sa gia’ leggiucchiare e che ha voglia di imparare e che ha qualche amico in classe mi sembra una buona candidata al ruolo di amante della scuola. come, con altre premesse, sono stata anche io, eh, sia chiaro. e meno male che non ha incontrato insegnanti che distruggessero queste buone premesse. sono sicura che ti accorgeresti di certi atteggiamenti se riguardassero la minica o la vostra maestra ma se si tratta di episodi che, semplicemtente, succedono a scuola? io, se non lavorassi li non l avrei mai detto. certo, i paesi son molto diversi, basti pensare che il papa’ di emiliano a scuola veniva picchiato e bacchettato!

    • Quindi la Grecia la scelgo per il clima e la Germania per i servizi igienici?
      La Minica, ed in buona misura anche il Minichino, sebbene lui sia un esperimento condotto in un ambiente meno controllato, sono bambini che si candidano ampiamente al ruolo di “bravi bambini”. Non per niente sono il mio riscontro personale alla montessoriana teoria secondo la quale i bambini hanno un desiderio innato di fare ed imparare e lo fanno con entusiasmo se immersi in un ambiente fertile.
      Immagina quindi quanto sarebbe cocente la delusione nel vedere questo desiderio spegnersi, repentinamente o a poco a poco, anziché alimentarsi, in un ambiente repressivo o poco stimolante. Ho parlato della scuola della Minica, meno di quella del Minchino, forse per non deprimermi a mia volta. Si è spesso detto che la scuola la fanno gli insegnanti, ma purtroppo in una scuola dove gli insegnanti vengono spostati come pedine anche ad anno scolastico iniziato (mentre le iscrizioni si sono chiuse mesi prima e tu hai potuto scegliere irrevocabilmente quella scuola e solo quella), spesso la scuola la fa il caso. E al Minichino è andata, e non solo a mio giudizio, davvero male. “Comunque”, mi informa la maestra di Religione Cattolica, la meno bigotta della quaterna che quest’anno ci è toccata in sorte e che da un anno all’altro ha trasformato una scuola dell’infanzia pubblica tutto sommato decente in un asilo delle reverende madri dei sette dolori, con tanto di preghiera prima dei pasti (tre pasti al giorno), colletta alimentare per non meglio precisata parrocchia di loro insindacabile scelta e recita natalizia delle più classiche in cui almeno al Minichino non hanno fatto fare l’asino, “è un bravo bambino”
      E che ti aspettavi? La progenie del demonio?
      Ciò non toglie che i parametri da considerare siano anche altri e quindi, al momento della riconferma, abbiamo chiesto al diretto interessato. E il Minichino è contento della “sua” scuola, il prossimo anno potrebbe essere una scuola completamente diversa da quella di oggi e per certi aspetti non so neppure se augurarmi che lo sia.

      Da madre di “bravi bambini ancorché atei e per di più mancini” mi chiedo (e non so rispondermi) quanto diverso sarebbe stato il loro percorso se avessimo scelto una scuola meno convenzionale e quanto bene vi si sarebbero inseriti i bambini più insofferenti. Temo infatti che il risultato osservato nelle scuola private non diplomifici possa essere falsato da altri fattori. Suppongo infatti che molti bambini che frequentano le scuole private provengano da famiglie con una disponibilità economica medio-alta o che abbiano deciso di destinare una cospicua fetta della loro disponibilità economica alla voce educazione, che l’ambiente domestico sia sinergico con quello scolastico o, comunque, che abbiano una maggior attenzione nei confronti dei figli. Che si tratti quindi di un’elite selezionata di bambini meno problematici o la cui problematicità viene vissuta diversamente a scuola, ma anche a casa. Mi ricordo un post di Claudia de La Casa nella Prateria in cui raccontava di come suo figlio alla scuola Waldorf fosse stato preso di mira da un paio di compagni la cui aggressività era stata però interpretata come naturale esuberanza. A me è capitato spesso di vedere l’altrui naturale esuberanza diventare prevaricazione nei confronti dei “bravi bambini” ed essere giustificata in varie forme.
      E quando i bravi bambini escono dall’ambiente protetto, la maggiore preoccupazione dell’udt, che l’ha vissuta sulla propria pelle e ancora ne sconta le conseguenze, che succede?

      • anna

        allora, le “solite” domande difficili. dico solite peche’ me le pongo, da sola, tutti i giorni, ora ancora di piu’, guardando francesco che, 3 anni compiuti a gennaio, non va all’asilo. emiliano e’ un bravo bambino ma troppo timido, dicono i maestri di scuola. se fosse una femmna sarebbe perfetto, da maschio e’ fin troppo educato e troppo poco scatenato. giuro. tra l’altro dovrebbero vederlo fuori da scuola..il trauma da cambiamento dopo l’asilo waldorf c’e’ stato ma, dopo 2 anni, mi dico che abbiamo fatto bene,che ha guadagnato molto da quell’asilo e che comunque noi siamo e saremmo stati lo stesso molto diversi dalle altre famiglie della scuola. infatti il mio secondo sta a casa perche’, dopo l’asilo del primo, non ho cuore di mandarlo in nessun altro posto. e non so cosa fare a settembre. mi ricodo di claudia ma mi chiedo quante altre testimonianze di bullismo ci sono dalle scuole tradizionali?e’ un po’ come quando citi un cattivo maestro steiner.ok, che devo fare, ciare i 10 cattivi maestri tradizionali? i brutti esempi di maestri o scuole alternative vengono analizzati, sminuzzati, ricordati e citati per anni (non solo da te, certo). i brutti esempi di maestri e scuole tradizionali vengono compensati facilmente, invece, da molti altri e sempi e considerazioni.
        comunque, quando i bambini escono da un ambiente protetto e, lasciatemelo dire, piu’ sereno e attento, soffrono (emiliano ha sofferto molto, soprattutto di solitudine e unicita’. i suoi ex compagni ateniesi, che si frequentano ancora e fanno gite ed attivita’ coerenti con il loro percorso, molto meno ma comunque anche loro) ma non perdono tutta la serenita’ e le competenze acquisite. ora, se io avessi una scuola, waldorf o altro, che potesse regalare ai miei figli 2,3,6 anni di attenzione e serenita’ non mi lascerei scoraggiare dal dopo. dopo sara’ dura ma non e’ indurendosi prima che si diventi piu’ felici o intelligenti o curiosi di imparare.
        o magari no, e allora ho fatto male ad un figlio e rischio pure col secondo…

        • In realtà non ce l’ho con gli insegnanti delle scuole alternative, né difendo a spada tratta quelli delle scuole pubbliche. Ho semplicemente l’impressione che sia più “facile” seguire un programma definito e testato su milioni di bambini che mettersi ad improvvisare. Per improvvisare bene, bisogna essere molto, molto meglio preparati e, nei piccoli scorci che ho avuto io, non ho intravisto questa maggiore preparazione; anzi ho percepito una generale ignoranza su ciò che si insegna e come si insegna nella scuola pubblica che veniva vista per definizione come brutta e cattiva.
          Anche per me come genitore è più facile avere come traccia la mia esperienza, per quanto datata, e quella degli altri bambini che frequentiamo per capire se si faccia “poco”, “molto” (o addirittura troppo), “bene” o “male”. . Non so ad esempio come avrei reagito se, ne avevo già accennato, mi avessero invitato a correggere il mancinismo dei Minici, come da Steiner canonico (pag. 297 e successive), anche se anche in ambito waldorf non c’è univocità di pensiero. Mi piacerebbe sapere se anche il metodo montessori ha una posizione ufficiale in proposito. I materiali montessori tipo aste e cilindri possono essere utilizzati in maniera ambidestra, ma quando ho utilizzato materiali numerici o alfabetici credo di averli presentati spontaneamente in maniera canonica ossia destrimane, in ordine crescente da sinistra a destra.
          Un pensiero che, se non vi sono mancini in famiglia, uno semplicemente non si pone.
          Preciso, anche se immagino si sia già intuito, che non sono una teorica del fare “molto” e che mi riferisco adesso alla scuola propriamente detta, corrispondente alla scuola primaria e successive, non alla scuola dell’infanzia. Per quel che mi riguarda, alla scuola dell’infanzia ai bambini non dovrebbe essere “insegnato” niente, ma dovrebbero essere lasciati liberi di affinare le proprie competenze esplorando e sperimentando. L’insegnante dovrebbe proporre delle attività e guidarne la regia, eventualmente notando le particolarità e necessità di ogni bambino. C’è stata in questa fase il problema della comunicazione e della documentazione e quando avevo più feeling con le maestre l’avevo fatto presente; nel passaggio dal nido, dove le attività erano raccontate quotidianamente e documentate da foto appese alle pareti e dove le occasioni di scambio ed interazione erano numerose, alla scuola primaria, dove sono testimoniate dai quaderni, c’è stato un vuoto, soprattutto nei primi due anni. Il Minichino è più loquace, ma solo quando vuole.
          La chiave di volta forse non è la specifica scuola, quanto la sinergia che ci dovrebbe essere tra famiglia e scuola, il rapporto di fiducia tra genitori ed insegnanti, pur nel rispetto delle diversità. Finora sono stata fortunata con la Minica, mentre quest’anno siamo caduti nel baratro col Minichino: la fiducia, mia, è zero. Il rispetto, loro, meno di zero.

  5. cuoredimamma

    Cara momatwork, mi permetto di aggiungere, dopo tanto tempo, il nostro piccolo tassello, perchè anche in casa nostra da qualche mese ci troviamo bene con una traccia di regole, alla stesura delle quali hanno contribuito anche le bambine.

    regolette


    L’idea sarebbe quella di aggiungere, adattare il promemoria ai bisogni che si evidenziano man mano e, in questo senso, i fogli appesi al frigo sono molto, molto più funzionali ;-) Le nostre, anche per non dare un eccessivo rilievo, per ora stanno appese nella bacheca che fa da calendario, semplicemente accanto ai cicli della luna e all’incalzare delle stagioni (nonchè alla bozza di scansione delle attività giornaliere, che ovviamente è solo una traccia e, in quanto tale, non sempre seguita alla lettera, per fortuna ;-)

    Il miglioramento per noi c’è stato, perchè costituiscono non tanto una costrizione, quanto un binario… dal quale capita di deragliare, sì, ma vederlo ‘arcobaleno su panna’ (embè) facilita il ritorno in carreggiata… che secondo me è molto più semplice rispetto al non avere nessuna carreggiata delineata davanti ai tuoi occhi ;-)

  6. cuoredimamma

    @anna: ho fatto il tuo stesso pensiero quando dici “Se io avessi una scuola, waldorf o altro, che potesse regalare ai miei figli 2,3,6 anni di attenzione e serenità non mi lascerei scoraggiare dal dopo. Dopo sarà dura ma non e’ indurendosi prima che si diventi piu’ felici o intelligenti o curiosi di imparare” Non mi sono lasciata e tuttora non mi lascio scoraggiare dal dopo. Spero che il ‘magari no…’ non si realizzi ma, al momento, non ho indicazioni sul ‘come andrà a finire’; osservando le mie figlie crescere vedo solo che stanno vivendo un buon momento.

    @momatwork: mi piacerebbe capire meglio in quali situazioni hai avuto la sensazione che i tuoi figli stiano crescendo di più in un ambiente per definizione meno protetto (per definizione, perchè anche fra le realtà statali c’è tanta differenza da zona a zona, da territorio a territorio, come è capitato ancora di osservare in post degli anni passati, e non è detto che la sfera di rapporti umani che vivono i minici nel vostro paese non sia addirittura più protetta di quanto può avvenire in una blasonata scuola privata di grande città/territorio in disagio). Questo perchè anch’io mi sto facendo l’idea che un ambiente armonico ma per forza di cose più élitario, anche solo nel senso di attenzione verso i figli cui accennavi, non strettamente economico, privi di alcune occasioni di arricchimento e scambio interculturale (per quanto nella nostra realtà siano comunque tanti i figli di genitori stranieri, provengono però da altri paesi occidentali in cui le differenze di abitudini rispetto al nostro sono meno significative)…

    • @ cuoredimamma: scusa, ma non ho capito quello che volevi dire con: “mi piacerebbe capire meglio in quali situazioni hai avuto la sensazione che i tuoi figli stiano crescendo di più in un ambiente per definizione meno protetto”.
      Di più, in che senso? Per la maggior parte del tempo? Di più rispetto a prima? Di più rispetto agli altri? Di più rispetto a quanto crescerebbero in un ambiente più protetto?

  7. anna

    emiliano va ad una scuola europea, lo devo aver gia’ detto, ma non so se ho detto che e’ una scuola davvero da privilegiati e pure un po’stronzi, nella maggior parte dei casi.non credo che valga per tutte le scuole europee, ma in questo piccolo centro che si crede citta’ si e’ scatenata, al momento dell’apertura,una caccia al “posto europeo”. in teoria ci sono regole chiare per le priorita’ di iscrizione, in pratica nella classe di e. sono 26 bambini di cui solo 6 bilingui(ma di questi 2 hanno entrambi i genitori greci), gli altri sono figli di dottori e avvocati etc. etc..(ora, questo vale per la sezione greca, la sezione inglese e’ ridotta ai minimi termini ma sono davvero tutti di famiglie miste o straniere). sta di fatto che il precedente direttore gestiva la scuola come fosse il suo personale negozietto di paese. per nostra enorme fortuna e’ arrivata una nuova direttrice nell’anno del trasloco e cosi’ abbiamo iscritto emiliano, il quale da questo tipo di scuola, nel frattempo molto migliorata, ha guadagnato un compagno col papa’ di genova (!) e altri bambini mezzi italiani, assicurandosi un bilinguismo che altrimenti, credo, non sarebbe stato tale. inoltre frequentare tante altre famiglie miste lo ha rassicurato da una sensazione, che avvertiva, di essere diverso. bilancio positivo, quindi, anche perche’la scuola di elite garantisce pulizia, gite,genitori piu’ attenti. ma stronzi e ricchi. di nuovo vale la pena? di fronte alla realta’ greca oggi si, il minimo dei minimi passato dalle scuole pubbliche greche oggi e’ troppo minimo. pero’ andare a scuola ogni giorno garantisce un’orticaria..

  8. mammadidue

    La tua impressione sul fatto che sia più semplice seguire programmi testati e definiti rispetto all’improvvisazione incontra anche la mia esperienza personale… è più raro di quello che si pensi trovare qualità laddove si esce dalla programmazione canonica, una vera fortuna. Anche perchè non sono tanti gli insegnanti disposti a mettersi in gioco su percorsi di scuola attiva stimolanti ma, appunto, soprattutto nei primi anni in cui devi accumulare esperienza, impegnativi anche più di quanto richiesto in una scuola tradizionale. Ho chiesto conferma ad alcune maestre Montessori circa l’approccio verso i mancini: la Montessori non ha mai proposto correzioni, anzi. Nelle presentazioni i bambini mancini prendono il materiale con la sinistra (l’ordine proposto dalle maestre invece è comunque quello canonico) e possono utilizzare la sinistra in tutte le attività che richiedono impegno cognitivo (scrivere, disegnare…). Viene invece incoraggiato (ma non forzato) l’utilizzo della mano destra nelle attività di vita pratica, perchè essere un po’ ambidestri in un mondo pensato da e per destrimani non può che essere un vantaggio ;-]

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Blog su WordPress.com. Tema: Adventure Journal by Contexture International.